Il binario 9¾ e il Mistero della Domanda Più Ovvia del Mondo

Molly Weasley, madre di sette figli che sono passati dal binario 9¾, chiede ad alta voce 'Qual è il numero del binario?'. Ma dai. C'è qualcosa di più dietro questa scena apparentemente assurda?

Il binario 9¾ e il Mistero della Domanda Più Ovvia del Mondo

Il binario 9¾ e il Mistero della Domanda Più Ovvia del Mondo

Quindi, Molly Weasley. Madre di sette figli. Almeno cinque di loro sono già passati dal binario 9¾ per andare a Hogwarts. Lei stessa ci è andata per sette anni quando era ragazzina. E cosa fa alla stazione di King’s Cross? Chiede ad alta voce: “Qual è il numero del binario?”

Ma dai.

La Scena Che Non Ha Mai Avuto Senso

Rileggendo la Pietra Filosofale, questa scena mi ha sempre lasciato perplesso. Harry è lì, completamente spaesato, con la sua civetta e il suo carrello, quando sente questa famiglia di capelli rossi che parla di “babbani” e piattaforme. E la madre, Molly Weasley, che dovrebbe conoscere quella stazione meglio del bagno di casa sua, se ne esce con: “Qual è il numero del binario?”

E Ginny, la figlia più piccola, risponde: “Nove e tre quarti!”

Sembra una di quelle scene dove qualcuno nel film deve dire qualcosa ad alta voce solo perché il pubblico lo senta. Tipo quando nei film la gente si telefona per dirsi cose che già sa: “Ehi sorella, come va all’università dove studi medicina da tre anni?”

La Teoria: Non È Per Lei, È Per Harry

Ma c’è una teoria che in realtà rende tutto molto più interessante. E se Molly non stesse facendo quella domanda per sé? E se fosse tutta una messinscena organizzata da Dumbledore per aiutare Harry?

Pensateci. Harry è l’unico studente nato babbano che arriva a King’s Cross senza la minima idea di dove andare. Hermione già sapeva del binario (anche se non sapeva come attraversare il muro). Ma Harry? Zero. Nada. Il ragazzo non sa un tubo di niente.

E Dumbledore, che ha piazzato Harry dai Dursley, che ha orchestrato ogni singolo dettaglio della vita di questo povero cristo per dieci anni, avrebbe lasciato al caso il momento cruciale dell’arrivo alla stazione? Non credo proprio.

Dumbledore, Il Burattinaio

Secondo questa teoria, Dumbledore ha chiesto espressamente a Molly Weasley di fare quella domanda ad alta voce. In modo che qualsiasi studente nato babbano che fosse nei paraggi potesse sentire.

E funziona, no? Harry sente parlare di babbani, capisce che sono “suoi simili” in qualche modo, e si avvicina. Scopre dove andare. Conosce i Weasley. Ron diventa il suo migliore amico. Tutto si incastra perfettamente.

Troppo perfettamente, forse.

Il Lato Oscuro Della Teoria

Ora, questa teoria mi piace perché mostra che Dumbledore si preoccupa davvero di Harry. Non è che lo ha mollato lì e buonanotte. Ha pensato anche ai dettagli pratici, tipo: “Come diavolo fa questo ragazzo ad arrivare sul binario giusto?”

Ma c’è un problema. Un grosso problema.

E tutti gli altri nati babbani?

Harry non è mica l’unico studente al primo anno che viene da una famiglia babbana. Ce ne sono altri. E loro come fanno? Dove sono le loro Molly Weasley che gridano indicazioni utili?

Quindi ancora una volta, anche se Dumbledore lo fa con le migliori intenzioni, è sempre il “trattamento speciale per Harry Potter”. Il ragazzo che è sopravvissuto riceve assistenza personalizzata, mentre gli altri nati babbani si arrangano.

Ma Forse È Proprio Questo il Punto

Alla fine, non sappiamo quanti altri studenti nati babbani fossero lì quel giorno. Non sappiamo se anche loro hanno sentito Molly fare quella domanda. Harry è l’unico che vediamo reagire perché, beh, è il protagonista della storia.

Magari quella conversazione ha aiutato un sacco di ragazzini terrorizzati quel giorno. Magari è una cosa che Molly fa ogni anno, proprio perché si ricorda com’era essere spaventata la prima volta.

O magari Ginny voleva solo mostrare alla mamma che si ricordava il numero del binario, come quando un bambino ti dice orgoglioso che sa contare fino a dieci.

L’Alternativa Inquietante

Ma c’è anche un’altra spiegazione, molto meno carina.

E se Molly non sapesse niente di questa messinscena? E se pensasse davvero di star facendo una domanda normale alla figlia, per… boh, tenerla all’erta?

In quel caso, la vera domanda diventa: come fa la barriera magica a funzionare?

Perché dev’esserci qualche tipo di protezione che impedisce ai babbani di attraversarla per sbaglio. Non puoi avere centinaia di studenti che corrono attraverso un muro in una stazione affollata senza che qualche turista distratto ci finisca contro per caso.

Alcuni dicono che serva l’intenzione. Altri che serva slancio. La teoria del “trampolino elastico” (per cui se non corri abbastanza forte vieni rimbalzato indietro) è piuttosto divertente da immaginare.

Ma la mia preferita è che la barriera semplicemente “legge” chi sei. Se hai bisogno di andare al binario 9¾, puoi passare. Altrimenti è solo un muro.

Tipo quando i babbani guardano Hogwarts e vedono solo rovine pericolanti con un cartello “Vietato l’accesso”. La magia ti fa vedere e sentire quello che deve far vedere e sentire.

Genitori Babbani Sul Binario

E poi c’è un altro dettaglio che spesso dimentichiamo: i genitori babbani possono attraversare la barriera.

Lo sappiamo perché i genitori di Lily - i nonni babbani di Harry - andavano alla stazione a salutarla. Severus Piton se ne ricorda, con quel misto di nostalgia e risentimento che caratterizza tutti i suoi ricordi legati a Lily.

Quindi la barriera non blocca i babbani in generale. Blocca solo quelli che non dovrebbero essere lì.

Il che significa che Molly Weasley che chiede “qual è il numero del binario?” potrebbe effettivamente essere un modo per attivare qualche tipo di permesso magico. Tipo una password detta ad alta voce che dice alla barriera: “Ehi, questi qui con me sono autorizzati.”

Oppure sto solo cercando troppo significato in una scena che aveva semplicemente bisogno di presentare il binario al lettore che sta leggendo per la prima volta.

Ma dove sarebbe il divertimento in questo?

Oleander Vale

Oleander Vale

Esperto di teorie oscure e narrativa complessa. Serpeverde con un interesse particolare per l'ambiguità morale.