Harry Potter senza Hogwarts: e se fosse andato a una scuola normale?

Pensaci un secondo. Harry Potter che va a una scuola media normale, senza Dudley tra i piedi. Sarebbe stato ancora Harry? O sarebbe diventato qualcun altro completamente diverso?

Harry Potter senza Hogwarts: e se fosse andato a una scuola normale?

Harry Potter senza Hogwarts: e se fosse andato a una scuola normale?

Pensaci un secondo. Harry Potter che va a una scuola media normale, senza Dudley tra i piedi. Niente Hogwarts, niente bacchette magiche, niente case. Solo un ragazzino con gli occhiali rotti e i vestiti enormi che cerca di farsi degli amici.

Sarebbe stato ancora Harry? O sarebbe diventato qualcun altro completamente diverso?

La versione alternativa

Nel terzo capitolo della Pietra Filosofale scopriamo che Harry dovrebbe andare alla Stonewall High, una scuola pubblica normale. Dudley invece va a Smeltings, quella scuola fighetta dove ti danno letteralmente dei bastoni da portare in giro (ufficialmente per “tradizione”, ma tutti sanno che servono per picchiarsi quando gli insegnanti non guardano).

Per la prima volta in vita sua, Harry non avrebbe avuto Dudley che lo tormenta. Nessuno della sua gang che lo insegue. Nessuno che racconta storie inventate su di lui. Una lavagna pulita.

Ma qui viene il bello: sarebbe bastato?

Il problema dei vestiti da elefante

Ammettiamolo, i ragazzini di undici anni sono delle bestie. Certo, alcuni sono ancora dolci e innocenti, ma la scuola media è quel periodo strano dove tutti stanno cercando di capire chi sono, e spesso lo fanno prendendo in giro qualcun altro.

E Harry si sarebbe presentato il primo giorno con cosa? I vestiti di Dudley. Dudley che è tipo quattro volte più grande di lui. Immagina la scena: pantaloni che cadono, maglione che arriva alle ginocchia, tutto grigio e informe.

Nei primi mesi? Probabile che qualche bullo l’avrebbe preso di mira. È così che funziona, no? Trovano quello che sembra più debole e partono all’attacco.

Però Harry non è debole. Ha vissuto undici anni sottoscala con i Dursley. Sa cosa vuol dire essere trattato male. E soprattutto - ed è questo il punto importante - è già abituato a stare da solo.

L’Harry che non conosciamo

Ecco la domanda vera: chi sarebbe stato Harry senza il destino del “ragazzo che è sopravvissuto”?

Pensaci. Tutto quello che amiamo di Harry - il coraggio, la lealtà, la voglia di buttarsi in situazioni pericolose per salvare gli amici - quanto di tutto questo viene dall’essere Il Prescelto? Quanto viene dall’avere Ron e Hermione accanto? Quanto viene dal dover affrontare Voldemort?

Se togli tutto questo, cosa resta?

Un ragazzino che probabilmente si sarebbe fatto due o tre amici a scuola. Niente di che, solo compagni con cui mangiare a pranzo e magari uscire il weekend. Sempre che i Dursley glielo permettessero, che è tutto da vedere.

Avrebbe comunque avuto quella schiena dritta che tira fuori quando qualcuno è ingiusto? Sì, probabilmente. L’ha già dimostrato a undici anni, quando risponde con sarcasmo a Petunia.

Ma la parte eroica? Quella che si butta a salvare la Pietra Filosofale al primo anno? Quella che affronta i Basilischi e i Dissennatori?

Forse no. Forse sarebbe rimasto più nascosto. Più cauto.

Il peso della solitudine

C’è un dettaglio che spacca il cuore. I Dursley non l’avrebbero mai fatto uscire molto. Niente feste di compleanno degli amici. Niente cinema il sabato pomeriggio. Niente di quello che fanno i ragazzi normali.

Gli amici che ti vedi solo a scuola non sono veri amici. Sono conoscenti. Sono quelli con cui scambi due parole, magari ti fai qualche risata, ma quando suona la campanella finale ognuno va per la sua strada.

E questo per sei anni. Dalla prima media all’ultimo anno di superiori.

Come ne esci da una cosa del genere? A diciassette anni, che persona sei se hai passato tutta l’adolescenza sostanzialmente da solo?

Non sarebbe diventato amaro? Chiuso? Magari uno di quei ragazzi silenziosi che stanno sempre in disparte, che hanno imparato a non aspettarsi niente da nessuno?

La teoria del “sarebbe diventato come Piton”

Alcune persone pensano che Harry senza Hogwarts sarebbe diventato una versione giovane di Severus Piton. Cupo, risentito, con quella rabbia sottopelle che non se ne va mai.

È una teoria triste, ma non completamente folle.

Piton aveva una madre che almeno inizialmente lo amava. Harry non ha neanche quello. Ha solo i Dursley che lo trattano come un peso morto.

La differenza fondamentale è che Harry ha comunque quel nucleo di bontà dentro. Quello che fa sì che, anche trattato malissimo, non diventi cattivo. È empatico. Capisce la sofferenza degli altri perché l’ha vissuta sulla sua pelle.

Ma l’empatia ti salva dalla cattiveria, non dalla tristezza. Non dalla solitudine.

E se qualcuno gli avesse scritto?

Qui viene fuori una roba interessante. Remus Lupin - l’amico di suo padre, il Malandrino - non gli ha mai scritto una lettera in undici anni.

Mai. Neanche una.

Pensa quanto sarebbe cambiato tutto se Harry avesse avuto anche solo un contatto con il mondo magico. Una letterina all’anno. “Ehi Harry, volevo farti sapere che tuo padre era una persona fantastica. Spero tu stia bene.”

Niente di che. Solo ricordargli che qualcuno, da qualche parte, sapeva che esisteva. Che qualcuno si ricordava di lui.

Ma no. Silenzio totale.

E ok, forse Lupin non sapeva dove fosse. Forse Silente aveva tenuto segreta la posizione per proteggerlo. Ma i gufi magici trovano tutti, no? Non hai bisogno di un indirizzo. Il gufo sa dove andare.

Qualcuno avrebbe potuto provarci. Nessuno l’ha fatto.

La realtà che non sapremo mai

La verità è che non sapremo mai chi sarebbe stato Harry senza Hogwarts. È un esperimento impossibile.

Quello che sappiamo è che a undici anni, quando finalmente riceve quella lettera, si emoziona. Non perché sa cosa significa. Non perché sa di essere famoso nel mondo magico.

Si emoziona perché qualcuno - chiunque sia - ha pensato a lui abbastanza da scrivergli una lettera. A lui. Harry Potter del sottoscala di Privet Drive numero 4.

È la prima volta che qualcuno lo riconosce come persona. Come qualcuno che merita di ricevere posta.

E forse questa è la risposta. Forse l’Harry senza Hogwarts sarebbe stato semplicemente un ragazzo che aspettava di essere visto.

Oleander Vale

Oleander Vale

Esperto di teorie oscure e narrativa complessa. Serpeverde con un interesse particolare per l'ambiguità morale.