I Ritratti e i Fantasmi: Ma Sono Davvero Vivi?

Nel mondo magico ci sono un sacco di modi per non morire del tutto. Ma la vera domanda è: questi sono davvero tu, o sono solo copie?

I Ritratti e i Fantasmi: Ma Sono Davvero Vivi?

I Ritratti e i Fantasmi: Ma Sono Davvero Vivi?

Nel mondo magico ci sono un sacco di modi per non morire del tutto. Puoi diventare un fantasma, puoi finire in un ritratto, puoi persino tornare come eco nel Priori Incantatem. Ma la vera domanda è: questi sono davvero tu, o sono solo copie?

Il Problema dei Ritratti

Pensa ai ritratti di Hogwarts. Quello che mi ha sempre affascinato è quanto sembrino reali. Parlano, si muovano da un quadro all’altro, ricordano cose, danno consigli. Dumbledore nel suo ritratto aiuta ancora Harry anche dopo la morte.

Ma aspetta un secondo: se Dumbledore è nel ritratto, vivo e vegeto e capace di avere conversazioni intelligenti… allora è davvero morto? Dov’è finita la sua anima? È nel ritratto o è “passata oltre” come direbbe lui?

La Teoria delle Ombre

Una teoria interessante è che i ritratti siano solo ombre delle persone. Non sono l’intera personalità, ma solo una sua impronta - come se il dipinto catturasse la persona in quel particolare momento della sua vita, con tutto ciò che sapeva e sentiva in quel momento.

Il che spiegherebbe perché Dumbledore può ancora dare consigli: aveva già tutte quelle conoscenze quando era vivo. Il ritratto può attingere a quei ricordi e applicarli a nuove situazioni. Ma non può imparare cose completamente nuove, tipo non potrebbe innamorarsi di una persona che non ha mai conosciuto mentre era in vita.

Ma I Ritratti Imparano Cose Nuove

Ecco dove la teoria si complica. La Signora Grassa riconosce Sirius Black quando lui la attacca, e rimane traumatizzata dall’esperienza. È un ricordo nuovo, qualcosa che ha imparato come ritratto.

I ritratti parlano tra loro, si spostano, condividono informazioni. Formano relazioni. Sembra proprio che vivano in una specie di universo parallelo dove possono esistere e imparare nuove cose.

È come se ci fosse un intero mondo nei quadri, con le sue regole e la sua società. I ritratti hanno persino discussioni su chi può entrare in certi circoli (tipo quel club che non vuole Nick-Quasi-Senza-Testa).

E I Fantasmi?

I fantasmi sono un altro paio di maniche. Sappiamo che sono le anime di persone che avevano troppa paura della morte per andare avanti. È una scelta consapevole che fai prima di morire.

Ma Mirtilla Malcontenta aveva 11 anni quando è morta. Pensi davvero che abbia fatto una scelta consapevole di rimanere come fantasma? O forse nel momento della morte ti viene data una scelta rapida - tipo Matrix con la pillola rossa e blu - e lei semplicemente ha scelto di rimanere perché era confusa e spaventata?

Nick-Quasi-Senza-Testa ha descritto come una specie di luce verso cui puoi andare, e lui ha semplicemente scelto di non attraversare quella porta. Ma questo significa che ogni volta che qualcuno muore c’è questa scelta? E se muori improvvisamente, tipo in un incidente, hai ancora il tempo di scegliere?

Il Problema dei Vestiti

Okay, questa sembra una domanda stupida ma pensaci: i fantasmi indossano vestiti. Nick cambia persino outfit per la sua festa del cinquecentesimo anniversario di morte.

Come funziona? I vestiti hanno un’anima? Quando muori, anche i tuoi vestiti muoiono con te? E se un fantasma vuole cambiare vestiti, c’è tipo un negozio per fantasmi da qualche parte?

Il Barone Sanguinario è coperto di sangue. È il sangue che aveva addosso quando è morto. Ma il sangue è una sostanza biologica, non un oggetto inanimato. Quindi tecnicamente anche il sangue ha un “fantasma”?

Va bene, forse qui sto esagerando con le domande.

La Paura della Morte di Jo Rowling

Quello che è interessante è quanto la serie di Harry Potter sia ossessionata dalla morte e da cosa viene dopo. Hai i fantasmi, i ritratti, gli Horcrux, il Priori Incantatem, la Pietra della Resurrezione, gli Inferi…

Ci sono un milione di modi per “rimanere” dopo la morte. Ed è strano, perché da una parte la serie ci dice che la morte è naturale e bisogna accettarla (vedi Dumbledore), ma dall’altra ci mostra costantemente tutti questi modi per aggrapparsi alla vita.

È come se nel mondo magico la linea tra vita e morte sia molto più sfumata di quanto non lo sia per noi babbani. La morte non è una fine netta - è più come… uno spettro? Un gradiente? Puoi essere morto ma ancora presente in un ritratto, o morto ma ancora cosciente come fantasma, o morto ma con pezzi della tua anima in giro (Horcrux).

Quindi Sono Vivi o No?

Personalmente? Penso che siano ombre, copie, simulacri. Il vero Dumbledore se n’è andato. La sua anima ha attraversato quella porta o velo o quel che è. Ma ha lasciato dietro di sé queste impronte - nel ritratto, nei ricordi degli altri, nella sua influenza sul mondo.

E forse è questo il vero messaggio: non devi rimanere come fantasma o in un ritratto per continuare a vivere. Vivi attraverso le persone che hai toccato, le scelte che hai fatto, l’impatto che hai avuto sul mondo.

Anche se, non ti nascondo, l’idea di poter fare un salto in un altro quadro per visitare gli amici in giro per Hogwarts non sembra male.

Willow Scrivener

Willow Scrivener

Studiosa di lore e tradizioni magiche. Tassorosso orgogliosa con una passione per la storia dimenticata.