"Muggle" è una Parolaccia? Il Lato Oscuro del Vocabolario Magico

Come reagiresti se scoprissi che c'è un'intera comunità di persone con poteri straordinari che ti chiama con un nomignolo specifico? Nel mondo di Harry Potter, questa parola è "Muggle". E forse non è poi così innocente come sembra.

“Muggle” è una Parolaccia? Il Lato Oscuro del Vocabolario Magico

Pensaci un attimo: come reagiresti se scoprissi che c’è un’intera comunità di persone con poteri straordinari che ti chiama con un nomignolo specifico? E peggio ancora, che non ne hai mai saputo niente perché vivono nascosti?

Nel mondo di Harry Potter, questa parola è “Muggle”. E più ci pensi, più ti rendi conto che forse non è poi così innocente come sembra.

Il Problema con “Muggle”

Quando Hagrid fa irruzione nella baracca sullo scoglio, una delle prime cose che fa è chiamare Vernon un “grande Babbano” (o “great Muggle” nell’originale). Potrebbe sembrare solo un modo per identificare qualcuno senza poteri magici, giusto? Ma aspetta.

Vernon passa l’intero inizio della storia a chiamare i maghi “strambi”, “anormali”, “gente strana”. Parole chiaramente offensive, cariche di disprezzo e paura. E poi arriva Hagrid che, dall’altra parte della barricata, usa “Muggle” con lo stesso tono.

Non è che sono due facce della stessa medaglia?

Superiorità Nascosta nel Linguaggio

Il punto è questo: i maghi hanno creato una parola specifica per identificare chi non ha poteri. Perché non dire semplicemente “persone non magiche”? Perché serviva un termine a parte?

Immagina la scena: un mago incontra qualcuno del mondo normale e gli dice casualmente “Ah, tu sei un Babbano”. Come suonerebbe? Un po’ come stabilire subito chi è dalla parte giusta della linea, no?

Il linguaggio che usiamo plasma il modo in cui pensiamo. Se hai una parola specifica per indicare “l’altro”, stai automaticamente creando una categoria separata. Tu sei un mago. Loro sono… Babbani. Non sono come noi.

La Xenofobia Va in Entrambe le Direzioni

Ed è qui che la cosa si fa interessante: Vernon ha un terrore viscerale di tutto ciò che è magico. Cerca di scappare fino a una baracca su uno scoglio in mezzo al mare pur di tenere Harry lontano da Hogwarts. È disposto a qualsiasi cosa pur di soffocare quella “stranezza”.

Ma dall’altra parte? I maghi vivono completamente separati, con le loro leggi, la loro moneta, i loro negozi nascosti. Hanno un Ministero della Magia che tiene tutto segreto. Guardano i Babbani come… beh, come Babbani. Gente che non capisce, che non ha accesso alla vera meraviglia del mondo.

È una xenofobia reciproca. Vernon ha paura dei maghi. E molti maghi guardano dall’alto in basso i Babbani.

Il Potere Squilibrato

Certo, c’è una differenza enorme: i maghi HANNO il potere. Letteralmente. Possono far sparire i tuoi ricordi con un colpo di bacchetta. Possono farti crescere una coda di maiale (povero Dudley). Possono riparare gli occhiali, far volare le macchine, trasformare una zucca in una carrozza.

Vernon può solo urlare e sbattere i pugni. Ma alla fine della giornata, cosa può fare contro un gigante armato di ombrello magico?

Questo squilibrio di potere rende ancora più problematica la divisione. Non è solo una questione di “noi e loro” - è una questione di chi ha veramente il controllo.

Forse Dumbledore Aveva Ragione a Preoccuparsi

Quando Dumbledore lascia Harry dai Dursley, parte del suo ragionamento è che Harry crescerà “lontano dai riflettori”, senza sapere quanto è famoso nel mondo magico. Ma c’è un altro livello: crescerà anche nel mondo Babbano, capendo com’è la vita dall’altra parte.

Harry è probabilmente uno dei pochi maghi che capisce davvero cosa significhi vivere senza magia. Ha passato dieci anni a pulire pavimenti, dormire in uno sgabuzzino, essere trattato come un cittadino di seconda classe.

Non è un caso che poi diventi qualcuno che combatte per l’uguaglianza, che difende i nati Babbani, che vede le persone per quello che sono e non per il sangue che hanno nelle vene.

Perché alla fine, “Muggle” o “Babbano” è solo una parola. Ma le parole hanno peso. E quando usi una parola per separare “noi” da “loro”, stai costruendo un muro. Anche se non te ne rendi conto.

Oleander Vale

Oleander Vale

Esperto di teorie oscure e narrativa complessa. Serpeverde con un interesse particolare per l'ambiguità morale.