Tom Marvolo Riddle: Quando l'Anagramma Diventa un Problema Globale

Per i lettori del 1998, l'anagramma di Tom Riddle fu un colpo di scena brillante. Per i traduttori internazionali di Harry Potter, fu un incubo che cambiò persino l'identità del personaggio.

Tom Marvolo Riddle: Quando l'Anagramma Diventa un Problema Globale

Tom Marvolo Riddle: Quando l’Anagramma Diventa un Problema Globale

Uno dei momenti più memorabili della Camera dei Segreti è quando Tom Riddle prende la bacchetta di Harry e scrive nell’aria le lettere del suo nome: TOM MARVOLO RIDDLE. Poi le riorganizza: I AM LORD VOLDEMORT.

Per i lettori di dodici anni del 1998, è stato un colpo di scena brillante. Per i traduttori internazionali di Harry Potter, è stato un incubo.

Il Problema dell’Anagramma Perfetto

Rowling ha costruito il vero nome di Voldemort attorno al suo pseudonimo, non il contrario. Ha preso “Voldemort” - un nome che già suonava minaccioso, con echi francesi di “vol de mort” (furto di morte) o “fuite de la mort” (fuga dalla morte) - e ha dovuto trovare lettere che formassero un nome plausibile.

Il risultato è “Tom Marvolo Riddle”. Tom è deliberatamente ordinario, il nome più comune possibile, per creare contrasto. Riddle (indovinello/enigma in inglese) è sia un cognome esistente che un gioco di parole. Marvolo è l’elemento più strano, ma si scopre essere il nome del nonno materno, quindi ha una giustificazione narrativa.

L’anagramma funziona perfettamente in inglese. Ma cosa succede quando devi tradurre Harry Potter in francese, tedesco, svedese, ungherese?

Tom Elvis Jedusor

In Francia, i traduttori hanno affrontato il problema cambiando il nome completo in Tom Elvis Jedusor. “Jedusor” è un gioco di parole su “jeu du sort” (gioco del destino/incantesimo). E il secondo nome? Elvis.

L’anagramma diventa “Je suis Voldemort” (Io sono Voldemort). Funziona, ma al prezzo di dare al mago oscuro più temuto il secondo nome di una rock star americana. È difficile mantenere l’atmosfera di terrore quando ti immagini Tom “Elvis” che canta “Hound Dog” nell’Orfanotrofio.

Romeo G. Detlef Jr.

I traduttori danesi hanno scelto “Romeo G. Detlef Jr.” per formare “Jeg er Voldemort”. Romeo è un altro nome che porta con sé associazioni culturali molto specifiche - nessuna delle quali ha a che fare con la magia oscura.

Il punto interessante è che questi traduttori dovevano bilanciare tre esigenze: creare un anagramma funzionante, mantenere un nome che sembrasse plausibile per un ragazzo nato nel 1926, e preservare l’atmosfera del personaggio. Raramente riuscivano a soddisfare tutte e tre contemporaneamente.

L’Incidente Ungherese

In ungherese, il nome divenne “Tom Rowle Denem”, che forma “Nevem Voldemort”. Il problema? “Rowle” collegava involontariamente Tom alla famiglia Rowle, che più tardi viene presentata come una famiglia di Mangiamorte.

Questo tipo di incidente mostra quanto sia delicato il worldbuilding di Harry Potter. Rowling aveva costruito una genealogia complessa delle famiglie magiche, e un traduttore che non aveva accesso ai piani per i libri futuri poteva accidentalmente creare connessioni narrative che contraddicevano la trama.

Il Barista Perduto

La complicazione più strana riguarda Tom, il barista del Paiolo Magico. Nel testo originale inglese, c’è un momento in cui qualcuno nota che Tom Riddle condivide il nome con il barista. È un dettaglio minore, un piccolo momento di ironia.

Ma molti traduttori, dovendo cambiare “Tom” in altri nomi per far funzionare l’anagramma, avevano già tradotto le scene precedenti con il barista chiamato Tom. Il risultato? Questo riferimento incrociato sparisce completamente in alcune versioni, perché i due personaggi non condividono più il nome.

È un esempio perfetto di come una decisione di traduzione fatta nel primo libro possa creare problemi narrativi nel secondo, quando la trama si sviluppa in modi che il traduttore non poteva prevedere.

La Soluzione Araba: Ignorare il Problema

I traduttori arabi hanno preso la strada più semplice: hanno semplicemente scritto “I AM LORD VOLDEMORT” e hanno evitato completamente l’anagramma. In un certo senso, è una soluzione onesta. L’anagramma è un gioco linguistico così specifico per l’inglese che forzarlo in altre lingue spesso crea problemi peggiori di quelli che risolve.

Quando il Nome Diventa Identità

C’è qualcosa di paradossale nel fatto che Voldemort - un personaggio ossessionato dal controllo, dal potere, dall’immortalità - abbia un’identità che cambia così radicalmente a seconda della lingua in cui viene letta la sua storia.

In inglese è Tom Marvolo Riddle, un nome che bilancia ordinarietà (Tom) e stranezza (Marvolo). In francese è Elvis. In norvegese ha un nome che significa “Voldemort il Grande”. In svedese il suo anagramma è in latino, non in svedese.

Rowling ha creato un puzzle linguistico brillante per i lettori inglesi, ma quel puzzle è diventato una sfida di creatività per decine di traduttori, ognuno dei quali ha dovuto reinventare l’identità di Tom Riddle per il proprio pubblico. Il personaggio rimane lo stesso - il mago oscuro, l’orfano ossessionato dal potere - ma il suo nome, quella cosa che lui stesso considera così importante da rimodellare in un anagramma minaccioso, è fluido, mutevole, diverso in ogni lingua.

Forse c’è un’ironia in questo: Voldemort cerca di sfuggire alla morte e di controllare la propria identità, ma la sua identità stessa sfugge al suo controllo ogni volta che qualcuno legge la sua storia in una lingua diversa dall’inglese.

Ivy Penfield

Ivy Penfield

Reporter delle ultime news dal mondo magico. Corvonera DOC con la mania di analizzare ogni dettaglio.