Purosangue Ricchi e Purosangue Poveri: Come Rowling Smonta lo Stereotipo del Sangue
Quando Harry arriva alla Tana per la prima volta, si trova davanti a un enigma che lo confonde: i Weasley sono una famiglia di purosangue, eppure sono poveri. Molto poveri. Per un ragazzo cresciuto tra i Dursley, che associano ricchezza e rispettabilità, questo non torna. E per noi lettori, abituati al mondo magico attraverso gli occhi di Draco Malfoy, anche meno.
Il Purosangue come “Old Money”
Nella Camera dei Segreti, Rowling inizia a costruire un parallelismo esplicito tra le famiglie purosangue e l’aristocrazia del “vecchio denaro” britannico. I Malfoy incarnano perfettamente questo concetto: villa antica, fortune accumulate nei secoli, un cognome che apre porte. È il tipo di ricchezza che si tramanda insieme al sangue, una ricchezza che viene quasi data per scontata.
Ma poi ci sono i Weasley. Purosangue quanto i Malfoy - Molly è nata Prewett, Arthur compare nell’albero genealogico dei Black. Eppure vivono in quella che viene descritta come una vecchia porcilaia con stanze aggiunte sopra a caso, tenuta in piedi solo dalla magia.
La Matematica della Povertà
Arthur Weasley è il settimo figlio. Questo dettaglio, buttato lì quasi per caso, ci dice che il problema non è solo dei Weasley attuali. È generazionale. Se Arthur aveva sei fratelli, l’eredità di famiglia si è dovuta dividere per sette. E se anche solo alcuni di questi fratelli hanno avuto famiglie numerose come quella di Arthur, capiamo come il denaro possa diluirsi nel giro di poche generazioni fino a scomparire.
I Weasley hanno sette figli. Sette bocche da sfamare, sette uniformi di Hogwarts da comprare, sette bacchette, sette gufi (be’, più o meno). Anche se avessero ereditato qualcosa, diviso per sette non resterebbe molto per ciascuno.
Il Contrasto che Crea il Conflitto
Questa divisione economica all’interno della stessa categoria sociale - i purosangue - è narrativamente brillante perché dimostra che il “sangue” non garantisce nulla. Non ricchezza, non potere, non successo. È solo un’etichetta.
I Malfoy usano la loro ricchezza per mantenere il loro status. Comprare influenza al Ministero, fare donazioni strategiche a Hogwarts. I Weasley non possono. E questa differenza economica diventa anche una differenza filosofica: i Malfoy possono permettersi di essere puristi del sangue, mentre i Weasley si mescolano con babbani e nati babbani non per ideologia progressista, ma perché non hanno abbastanza capitale sociale da perdere.
O forse è il contrario? Forse è proprio perché non hanno sposato la causa del sangue puro che si sono ritrovati emarginati economicamente?
Il Vuoto nel Passato
Quello che Rowling non ci dice è altrettanto interessante. Non sappiamo praticamente nulla della storia economica dei Weasley. Erano ricchi? Quando hanno perso i soldi? È stata una scelta (sposare babbani, lavorare al Ministero in dipartimenti poco prestigiosi) o una sfortuna?
Questo vuoto narrativo lascia spazio all’interpretazione. I Weasley potrebbero essere una famiglia caduta in disgrazia per scelte politiche, o semplicemente vittime della matematica delle eredità divise. Entrambe le letture funzionano, ed entrambe dicono qualcosa di diverso su cosa significhi davvero essere “purosangue” nel mondo magico.
La ricchezza dei Potter, ereditata da James, ci dice che non tutte le famiglie purosangue seguono la stessa traiettoria. Alcuni mantengono la loro fortuna generazione dopo generazione. Altri la vedono svanire. Il sangue rimane lo stesso, ma i Galeoni no.