La Magia Artigianale Dietro la Trasformazione di Hermione

Quattro ore di applicazione trucco, centinaia di pezzi applicati a mano, e una coda animatronica che si vede appena. La storia affascinante di come è stata realizzata la trasformazione felina di Hermione nei film.

La Magia Artigianale Dietro la Trasformazione di Hermione

La Magia Artigianale Dietro la Trasformazione di Hermione

Quando Hermione si trasforma accidentalmente in un gatto nella Camera dei Segreti, è uno di quei momenti iconici che tutti ricordiamo. Ma la storia di come quella scena è stata realizzata nei film è ancora più affascinante del momento stesso.

Centinaia di Pezzi, Applicati Uno per Uno

Quattro ore. Pensateci: quattro ore intere solo per applicare il trucco. Il team guidato da Nick Dudman - un vero gigante nel mondo degli effetti speciali - ha creato un processo così meticoloso che sembra quasi impossibile.

La ragazza che ha fatto da controfigura per Emma Watson (che aveva avuto una leggera reazione allergica alla colla speciale usata per applicare il trucco) ha dovuto sedersi immobile mentre centinaia di piccoli pezzi venivano applicati sul suo viso, uno alla volta. Ogni singolo baffo. Ogni ciuffo di pelo. Ogni sfumatura della pelliccia felina.

Due Gatti Diversi

Prima ancora di arrivare sul set, c’è stato un intero processo di sperimentazione. Il team ha creato un calco del viso - come un modello in gesso perfettamente identico - per poter lavorare sui diversi look senza dover chiamare continuamente l’attrice.

E hanno provato due versioni completamente diverse: una con pelliccia rosso-arancio, focosa e quasi bella nel suo modo, e una grigia, quella che poi è finita nel film. Chris Columbus, il regista, ha scelto il grigio più scuro perché voleva che sembrasse più un “gatto randagio” che un gatto domestico carino.

È un dettaglio minuscolo ma perfetto - Hermione, sempre così curata e ordinata, si trasforma in qualcosa di selvatico e un po’ trasandato. C’è qualcosa di ironicamente perfetto in questo.

Il Diavolo sta nei Dettagli (Letteralmente)

Ma ecco la parte che mi fa impazzire: c’era anche una coda. Una coda animatronica, controllata da qualcuno fuori campo che la faceva muovere come farebbe una vera coda di gatto. E nel film finale? Si vede appena, solo la punta che spunta dal lato del fotogramma.

Avrebbero potuto saltarla. Avrebbero potuto dire “nessuno la vedrà mai davvero, perché sprecare tempo e risorse?” Ma non l’hanno fatto. Perché un gatto ha una coda. E se Hermione si è trasformata in un gatto, allora deve avere una coda che si muove.

Questo è il tipo di dedizione ossessiva ai dettagli che rende i film di Harry Potter così immersivi. Anche le cose che quasi nessuno noterà vengono realizzate con la stessa cura maniacale.

Un’Opera d’Arte Usa e Getta

E pensate: dopo quattro ore per applicarlo, il trucco non poteva essere riutilizzato. Tutte quelle centinaia di pezzi applicati con tanta cura? Validi per un solo utilizzo. Dopo le riprese della giornata, venivano tolti (processo molto più veloce, per fortuna) e poi… basta. Finiti.

Hanno girato per due giorni, il che significa due volte tutto questo processo. Otto ore di applicazione trucco in totale per una scena che dura, cosa, un minuto o due nel film finale?

Il Tocco Umano della Magia

C’è qualcosa di profondamente affascinante nel fatto che in un’era in cui la CGI poteva fare quasi tutto, il team abbia scelto di creare questa trasformazione con trucco pratico fatto a mano. Ogni baffo applicato a mano. Ogni dettaglio della pelliccia piazzato con cura certosina.

È la stessa filosofia che pervade i libri: la magia è migliore quando ha un tocco personale, quando c’è cura e attenzione in ogni dettaglio. La bacchetta sceglie il mago. Il Patronus riflette la tua anima. E la trasformazione felina di Hermione richiede che centinaia di minuscoli pezzi vengano applicati da mani umane, con pazienza e dedizione.

Nick Dudman e il suo team avevano una sfida enorme: prendere un momento che i lettori amavano nei libri e portarlo sullo schermo in modo che sembrasse sia magico che credibile. E l’hanno fatto nel modo più analogico possibile, con quel tipo di artigianato che sta diventando sempre più raro.

La prossima volta che guardate quella scena, pensate a quelle quattro ore. Pensate alla coda che si vede appena. Pensate al gatto arancione che non è mai arrivato sullo schermo. Ogni fotogramma è pieno di scelte creative, di ore di lavoro, di persone che si sono preoccupate di rendere ogni dettaglio perfetto, anche quelli che sapevano sarebbero stati quasi invisibili.

Rowan Ashford

Rowan Ashford

Analista culturale e appassionato di media del mondo magico. Grifondoro convinto con un debole per le auto volanti.