Harry e Tom: La Tecnica del Doppio Disturbante

Nel momento culminante della Camera dei Segreti, Tom Riddle fa un'affermazione che coglie Harry di sorpresa: 'Ci sono strane somiglianze tra noi'. Rowling costruisce i due personaggi come specchi disturbanti per esplorare come le scelte plasmano l'identità più delle circostanze.

Harry e Tom: La Tecnica del Doppio Disturbante

Harry e Tom: La Tecnica del Doppio Disturbante

Nel momento culminante della Camera dei Segreti, Tom Riddle fa un’affermazione che coglie Harry di sorpresa: “Ci sono strane somiglianze tra noi, dopotutto”. E poi le elenca: entrambi mezzosangue, entrambi orfani, entrambi cresciuti da babbani, probabilmente gli unici due Rettilofoni a Hogwarts dai tempi di Salazar Serpeverde stesso.

E poi aggiunge qualcosa che spesso viene dimenticato: “Ci assomigliamo persino un po’”.

Il Riflesso Fisico

Rowling sceglie di rendere Harry e Tom simili anche nell’aspetto. Entrambi hanno capelli scuri. Entrambi sono magri. Nella versione originale inglese, questa somiglianza fisica è parte del testo, anche se i film decidono di ignorarla completamente.

È una scelta interessante perché la somiglianza fisica non è narrativamente necessaria. Harry potrebbe essere biondo e robusto, e la storia funzionerebbe comunque. Ma Rowling vuole che quando Harry guarda Tom Riddle, veda qualcosa di familiare. Vuole che il lettore si senta a disagio.

Perché questo è precisamente ciò che fa: crea disagio. Harry non sta guardando il suo opposto. Sta guardando una versione possibile di se stesso.

Il Ragazzo che Non Fu

Tom Riddle parla delle loro somiglianze per sottolineare quanto sia ingiusto che Harry sia diventato famoso mentre lui è rimasto nell’ombra. Ma c’è un altro livello in questo confronto: Riddle sta mostrando a Harry cosa sarebbe potuto diventare.

Entrambi orfani, entrambi maltrattati dai parenti babbani, entrambi scoprono di avere poteri che non capiscono. Tom Riddle cresce odiando chi lo ha ferito e cerca di costruire un’identità basata sul potere assoluto. Harry cresce cercando connessione, amicizia, appartenenza.

La differenza non è nelle circostanze di partenza. La differenza sta nelle scelte.

L’Umanizzazione del Nemico

C’è un momento nel testo in cui Harry guarda Tom Riddle e pensa: questo ragazzo orfano sarebbe cresciuto fino a uccidere i genitori di Harry. È una delle prime volte che Harry vede Voldemort come qualcosa di diverso da una forza oscura astratta.

Voldemort diventa Tom. Un ragazzino che andava a Hogwarts. Che aveva la stessa età di Harry. Che probabilmente camminava per gli stessi corridoi, mangiava nella stessa Sala Grande, imparava dagli stessi fantasmi.

Questo tipo di umanizzazione è difficile da gestire narrativamente. Rowling sta costruendo il cattivo principale della serie, ma allo stesso tempo sta mostrando che questo cattivo era un bambino. Non un bambino malvagio per natura, ma un bambino che ha fatto scelte specifiche, che ha seguito un percorso particolare.

È una costruzione che Rowling continuerà in Il Principe Mezzosangue, dove vediamo ancora più ricordi di Tom da giovane. Ma il fondamento viene posto qui, nella Camera dei Segreti, quando Harry a dodici anni si trova faccia a faccia con il suo “potrebbe essere stato”.

Il Parallelo che Persiste

Harry chiama Voldemort “Tom” nel duello finale di Deathly Hallows. Non lo chiama “Voldemort” o “Lord Oscuro”. Lo chiama per il nome che aveva da ragazzo.

È un richiamo diretto a questo momento nella Camera dei Segreti. Harry ha capito qualcosa di fondamentale: Tom Riddle non è un mostro nato tale. È una persona che ha scelto di diventare Voldemort. E chiamarlo Tom è un modo per ricordargli - e ricordare a se stesso - che quelle scelte non erano inevitabili.

Rowling costruisce Harry e Tom come specchi per una ragione precisa: per esplorare come le scelte plasmano l’identità più delle circostanze. Due ragazzi con vite parallele, uno diventa un eroe riluttante, l’altro un tiranno. Non perché uno fosse destinato al bene e l’altro al male, ma per le strade che hanno scelto di percorrere.

Quando Tom dice “ci assomigliamo”, sta dicendo qualcosa di vero. Ma sta anche, involontariamente, sottolineando la cosa più importante: quanto possono divergere due percorsi che partono dallo stesso punto.

Ivy Penfield

Ivy Penfield

Reporter delle ultime news dal mondo magico. Corvonera DOC con la mania di analizzare ogni dettaglio.